
Nella vittoria per 3-2 del Milan sull’Atalanta in Serie A, il centrocampista statunitense Yunus Musah ha innescato il rigore decisivo: il suo tiro è stato deviato con il braccio dal difensore Relja Obric, e Gonçalo Ramos ha trasformato il penalty. La prestazione è solo l’ultimo segnale della rinascita di Musah a livello di club.
La scorsa stagione, in prestito proprio all’Atalanta, Musah ha vissuto un’annata difficile. Non è mai riuscito a imporsi come titolare fisso e, trattandosi di un prestito, il club non aveva molti motivi per investire su un giocatore che sarebbe potuto partire a fine stagione.
Musah ha collezionato 29 presenze in tutte le competizioni, ma per un totale di appena 939 minuti giocati. In questa stagione ne ha già accumulati 572, arrivando a più della metà dell’intera annata precedente dopo appena due mesi di campionato.
Di recente, mentre si trovava a bordo piscina nell’hotel della squadra durante la sosta per la Nazionale statunitense, Musah era il solito ragazzo allegro e sorridente. Ma è un Musah più maturo rispetto a quello che, ancora adolescente, si era affacciato alla nazionale durante il ciclo verso i Mondiali del 2022, quando aveva giocato tutte e quattro le partite degli Stati Uniti in Qatar. Le esperienze degli ultimi anni gli hanno lasciato qualche cicatrice. Attraversarle è stato doloroso, ma ora sembra essersene uscito più forte.
Fiducia e ruolo ritrovati
L’aumento del minutaggio in questa stagione rispecchia l’idea che Musah ha di sé come calciatore. Nutre una fiducia totale nelle proprie capacità.
“Ero molto frustrato, perché credo di essere un giocatore da titolare”, ha detto Musah parlando della scorsa stagione in un’intervista congiunta con diverse testate. “Credo di essere un titolare, quindi avere un titolare in panchina e non venire utilizzato per quasi tutta la stagione è stato davvero difficile. Se avessi pensato di non avere le qualità per giocare, avrei alzato la mano e detto: ‘Sì, merito di stare in panchina’. Ma credo di avere le qualità per essere un titolare, quindi è stata una stagione in un certo senso sprecata in panchina. Allo stesso tempo, ho imparato moltissimo, quindi non direi che sia stata una stagione sprecata.”
Proprio la mancanza di spazio aveva portato il centrocampista a vivere l’esperienza più dolorosa di tutte: essere escluso dalla rosa per i Mondiali con la Nazionale statunitense. La sua posizione era talmente in bilico che, quando è stato lasciato fuori, la notizia non ha sorpreso nessuno.
Oggi la situazione è completamente diversa. Musah non è stato perfetto con il Milan in questa stagione: contro l’Atalanta ha perso di vista Gianluca Gaetano, che ha segnato il primo gol dei bergamaschi. Nel complesso, però, il centrocampista statunitense è diventato uno dei giocatori più migliorati e importanti del Milan nella stagione 2026-27.
I numeri confermano le sensazioni. Secondo TruMedia, il centrocampista di 23 anni è più pulito in fase di possesso in Serie A: completa il 92,6% dei passaggi, contro l’88,0% della passata stagione. Anche in fase difensiva è migliorato, vincendo una percentuale più alta di duelli (61,3% contro 52,2%) e di contrasti (60,0% contro 37,5%).
Il ritorno in mezzo al campo
Gran parte del merito è della sua collocazione tattica. Musah è tornato nel ruolo di mezzala centrale, preferito al posto di esterno di centrocampo, dove aveva giocato gran parte della stagione precedente. Il miglioramento, spiega, è nato già sul campo di allenamento dell’Atalanta. Ha imparato gradualmente a sentirsi a suo agio in una doppia mediana, modificando posizionamento e postura del corpo, e ha acquisito un maggiore senso del momento e del luogo in cui rischiare. Anche sapere ogni settimana in quale posizione giocherà lo ha aiutato.
“Amo giocare in mezzo. È la mia posizione preferita”, ha dichiarato Musah. “Ed è bello concentrarsi su un solo ruolo e cercare di migliorare in quello, invece di cambiare continuamente.”
Un altro vantaggio arriva dalla convivenza con il leggendario Luka Modric. I due hanno caratteristiche complementari: Modric è chiamato a distribuire i passaggi di qualità, mentre Musah si occupa soprattutto della corsa e del lavoro difensivo. Inoltre, Musah può assorbire parte dell’enorme esperienza del capitano croato, che con il Real Madrid ha vinto sei Champions League e quattro titoli di LaLiga.
“È incredibile, davvero. Imparo molto da [Modric], e alla sua età corre ancora tantissimo”, ha detto Musah. “È in forma e per noi è decisivo. È ancora il nostro giocatore migliore.”
E ha aggiunto: “Parla molto con noi, e anche solo con il modo in cui gioca è il tipo di leader che ti mostra come si fa.”
La fiducia di Amorim
Nulla di tutto questo avrebbe senso se Musah non avesse la fiducia dell’allenatore. Con Ruben Amorim, il centrocampista statunitense ne ha in abbondanza.
Durante l’estate scorsa circolavano voci su una sua possibile partenza dal Milan. Durante la preparazione, però, un messaggio di Amorim lo ha informato che rientrava nei piani del nuovo allenatore. Musah aveva ancora dei dubbi, ma Amorim ha confermato le parole con i fatti. Anche quando Adrien Rabiot, vincitore di numerosi trofei con Paris Saint-Germain e Juventus e finalista del Mondiale con la Francia, è tornato in campo dopo un infortunio di inizio stagione, Amorim ha trovato comunque il modo di far giocare Musah.
Anche la comunicazione tra allenatore e centrocampista è chiara.
“Trasmette tantissima positività e comprensione”, ha detto Musah parlando di Amorim. “Ogni partita mi dà idee molto chiare su come battere l’avversario. Entro in campo con la mente lucida perché so esattamente cosa mi chiede l’allenatore. Poi mi dice: ‘Prova quello che ti dico, e se non funziona, è colpa mia’. Questo mi dà una grande libertà mentale: faccio quello che dice il mallenatore, e nella maggior parte dei casi funziona.”
Il nodo della Nazionale
La buona forma nel club non si è ancora tradotta del tutto in Nazionale. Durante la sosta di quattro partite di settembre e ottobre, Musah ha giocato 132 minuti, con una sola partenza da titolare e due ingressi dalla panchina. Il dato va però contestualizzato: il commissario tecnico Mauricio Pochettino aveva il compito di concedere spazio alla nuova generazione, e il minutaggio è stato distribuito di conseguenza.
Anche senza i giovani, la concorrenza a centrocampo resta alta. Weston McKennie della Juventus, Johnny Cardoso dell’Atlético Madrid, Aidan Morris del Middlesbrough e Tanner Tessmann del Lione sono stati esclusi dalla rosa dell’ultima sosta, per motivi diversi. Un cambio di forma o un miglioramento nelle condizioni fisiche dei concorrenti potrebbe rimettere Musah ai margini quando la Nazionale statunitense si ritroverà, tra poco più di due settimane, per i quarti di finale della Nations League della Concacaf contro la Giamaica.
Il lato positivo per Musah è che la forma nel club gli permette di avere un maggiore controllo sul proprio futuro in Nazionale, e le esperienze recenti gli serviranno per superare meglio gli ostacoli che incontrerà.